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lunedì 4 gennaio 2016

Review: Se fossi una strega

Cari Lettrici e Lettori,
non c’è cosa più bella di terminare un ottimo libro e poter iniziare subito il seguito. In questo modo non solo si ha ancora ben in testa lo svolgimento della storia con tutti i personaggi e gli oggetti annessi, ma si è ancora profondamente radicati nello spirito del libro. È infatti risaputo che noi, accaniti lettori, divoratori di libri e annusatori di pagine, entriamo nella narrazione con tutto il nostro essere. Ci vediamo al posto degli eroi, cominciamo a pensare come loro, ci stanno antipatici i loro nemici, stiamo con l’ansia fino a quando non sappiamo che gli è successo, speriamo che si innamorino o vengano ricambiati dal personaggio che vogliamo noi... insomma, siamo un po’ folli, soprattutto per chi non riesce a comprendere questo ‘vizio’ della lettura. Tuttavia, quelli strani sono proprio coloro che non leggono e che non si appassionano. Come dice il grande Eco infatti:

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all'indietro”
Sagge parole!

Dettagli
Titolo: Se fossi una strega
Autrice: Celia Rees
Editore: Salani (2003)
Classificazione: Letteratura inglese
Pagine: 266
Prequel: Il viaggio della strega bambina


Abstract
Se fossi una strega riprende la storia di Mary, la strega bambina che alla fine del primo libro riusciva a fuggire dal villaggio puritano che l’accusava di stregoneria. La sua vita, questa volta, ci viene riferita dalle visioni di Agnes Herne, una studentessa universitaria discendente dei nativi canadesi. Agnes sente un forte legame con Mary; la vede quando sogna ma anche quando è sveglia. Decide quindi di aiutare la studiosa Allison Ellman, ossessionata dalla ricerca di Mary e di ciò che di lei ne è stato dopo essere scappata dalla comunità di Beulah. Anche se sono loro a cercarla è Mary che si fa trovare e decide quindi di raccontarsi e far conoscere un pezzo di storia non tramandato completamente dai libri.


Recensione
Una domanda mi frullava in testa dopo aver terminato il primo libro della Rees: ma chi è Allison Ellman? Finalmente leggendo il sequel il dubbio è ben svelato: Allison è colei che ha scoperto il diario di Mary nella coperta, ha messo insieme la storia raccontata nel diario nel libro Il viaggio della strega bambina, e cerca nuovamente di trovare informazione sulla Mary adulta per continuare il libro. Questa è la sua parte, ma in Se fossi una strega il suo personaggio si vede ben poco. Nonostante questo è comunque una componente importante essendo lei quella che incoraggia la ricerca di notizie su Mary. Continuo però a domandarmi: è un personaggio vero o pura finzione? La Rees l’ha inventato per creare un preludio alla storia di Mary? Certo, questo sarebbe plausibile da parte di una buona scrittrice. Eppure io vedo troppi riferimenti a situazioni che molto probabilmente sono reali. Per esempio, alla fine del libro Allison raccoglie tutte le notizie che ha trovato sui vari personaggi che hanno ruotato intorno a Mary nel primo libro: gente inglese che si è spostata in America e ha ovviamente prodotto documenti legali (diari, lettere, biglietti della nave, certificati di nascita, matrimonio, morte) facilmente rintracciabili nel corso della storia grazie ad archivi e quant’altro. Visto che tutto questo è stato riportato alla fine del libro, possibile che sia tutto inventato?? Io, personalmente, non lo credo. Ma a cosa credo? Credo alla storia di una ragazza con poteri magici che li ha messi al servizio della ben più tollerante gente indigena, anch’essa fedele alla magia prodotta dalla natura? Forse sì, o forse vorrei proprio crederci, perché proverei avversione verso un mondo tinto solo di bianco e nero senza nessuna sfumatura al suo interno. Credo all’impossibile, non perché l’ho vissuto ma perché così spero sempre che qualcosa di straordinario possa capitare.  

La storia è originale, ben scritta e ben esposta. La scrittura della Rees è veloce da leggere e ciò che vuole dire è facile da comprendere. Le pagine scorrono via rapidamente, un po’ perché la storia è intrigante e avvincente e un po’ perché viene raccontata da Mary come se scrivesse pagine di diario, riportando, quindi, le informazioni più importanti in maniera abbastanza dettagliata e accennando superficialmente quelle secondarie.

La parte che sicuramente ho preferito di questo secondo racconto della vita di Mary è la sua storia d’amore con Penna Azzurra e il passaggio dalla civiltà alla vita selvaggia. Mentre leggevo, i loro sentimenti, solo appena accennati dalla narratrice, mi hanno colpita con forte intensità. In certi momenti mi sono commossa per la dolcezza e la genuinità del loro amore. L’autrice, anche in questo caso, ha saputo usare abilmente le parole.
Impossibile non fare un confronto tra la condizione della donna tra i “civili” e quella tra i “selvaggi”.
Mary racconta che la donna inglese è costretta dagli abiti così come dal marito, mentre la donna indigena ha più libertà d’azione e maggior indipendenza.
L’irritazione è d’obbligo pensando alla prepotenza dell’uomo bianco e al suo modo di voler soggiogare coloro che reputa diversi da se stesso. La storia di Mary e delle donne che hanno lottato contro la loro arroganza restituisce dignità e orgoglio alla donna d’oggi che continua a lottare per non farsi schiacciare.


Il tema degli Indiani d’America è un po’ un’incognita per noi occidentali. Quel poco che conosco non è certo per merito di libri scolastici o corsi universitari, ma grazie alla visione di film e documentari vari. Leggere questo libro che racconta in maniera abbastanza specifica la vita degli indigeni mi ha intrigato molto e sicuramente approfondirò l’argomento con altri libri e romanzi. Se avete dei consigli utili ve ne sarei molto grata!


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